Nelle ultime settimane si è parlato del finanziamento del servizio sanitario pubblico, con le solite tristi discussioni incentrate sui giochetti relativi alla spesa in euro o in percentuale del PIL. Alcuni raffinati politici hanno anche affrontato entrambe le questioni, ovviamente sempre con lo sguardo comandato dall’essere parte della maggioranza o dell’opposizione.
Tutti si sono ben guardati dal discutere, però, del dato relativo alla spesa sanitaria privata. Non della sanità privata ma della spesa sanitaria sostenuta da ciascun cittadino con i propri soldi, oltre a quanto già pagato mediante la fiscalità generale. Ebbene: la spesa sanitaria pubblica del 2023 è arrivata a superare i 130 miliardi, mentre quella privata, aggiuntiva, è arrivata a circa 40 miliardi, ossia al 30% di quella pubblica!
Il problema del definanziamento pubblico della sanità riguarda quindi la quantità delle cure disponibili e la loro qualità, che è superiore se c’è un’organizzazione pubblica, come testimoniato dalle differenze fra Europa e USA. Essa tuttavia riguarda direttamente anche il fatto che la spesa pubblica è finanziata da tutti (coloro i quali versano i tributi), mentre quella privata è pagata solo dai malati.
Dato che anche i ricchi si ammalano (anche se meno dei poveri) e dato che non è di moda preoccuparsi per i poveri, forse si potrebbe cercare di direzionare il dibattito sull’onere che da una sanità privata deriva per i malati, e quindi anche per i ricchi, piuttosto che sul fatto che il servizio pubblico garantisce le cure ai meno abbienti.
