Una simulazione per il rischio del TFR nei fondi


di Andrea Scozzari

Riprendiamo l’analisi effettuata da Gabriele Serafini del 1 Luglio 2026 sulle nuove regole sul TFR per i neoassunti del settore privato. Il punto tecnico essenziale è che una linea più rischiosa non garantisce un capitale più alto in qualunque momento del tempo, ma solo un rendimento medio atteso più elevato su orizzonti lunghi, accompagnato però da una volatilità maggiore.

Per illustrare questo meccanismo si può considerare una simulazione (molto) semplificata con versamento annuo costante di 3.000 euro, durata complessiva di 40 anni e strategia “life-cycle” con una fase iniziale più rischiosa seguita da una fase prudente. Lo scopo non è prevedere l’andamento di un fondo reale, ma visualizzare il rischio di arrivare al momento del passaggio con un capitale inferiore a quanto versato. Di seguito si considerano due scenari che per semplicità chiameremo Scenario A – moderato e Scenario B – stressato.

Scenario A: moderato: Assumiamo:

versamento annuo: 3.000 euro;

orizzonte totale: 40 anni;

fase rischiosa: primi 20 anni, con rendimento medio atteso del 5,5% e volatilità del 18%;

fase prudente: successivi 20 anni, con rendimento medio atteso del 2,5% e volatilità del 5%.

Con queste ipotesi, al 20° anno i versamenti cumulati sono pari a 60.000 euro. Si sono generati con Metodo Montecarlo 300 scenari. La probabilità che il montante al momento dello “switch” sia inferiore ai versamenti cumulati è risultata intorno al 17%, mentre nel restante 83% dei casi il capitale è superiore a quanto versato.

Scenario B: stressato: Per rappresentare un contesto più sfavorevole abbiamo assunto delle condizioni più severe, caratterizzate da un premio per il rischio più basso, maggiore instabilità dei mercati e passaggio anticipato alla linea prudente. Abbiamo quindi assunto:

versamento annuo: 3.000 euro;

orizzonte totale: 40 anni;

fase rischiosa: primi 15 anni, con rendimento medio atteso del 3,5% e volatilità del 25%;

fase prudente: successivi 25 anni, con rendimento medio atteso del 1,8% e volatilità del 6%.

In questo caso, al 15° anno i versamenti cumulati sono pari a 45.000 euro. L’ipotesi economica sottostante è che mercati più instabili e meno redditizi rendano più probabile trovarsi in una fase negativa proprio nel momento in cui il capitale viene trasferito verso una linea prudente, riducendo così la possibilità di recuperare eventuali perdite negli anni successivi. Con le assunzioni fatte, ossia con ipotesi più severe e uno passaggio anticipato, è del tutto plausibile che la probabilità di avere un montante al quindicesimo anno inferiore al valore versato salga, ad esempio, verso l’ordine del 30–40%. Quindi in 3–4 casi su 10 si entra nella fase prudente partendo da un montante (notevolmente) inferiore al capitale versato. Ovviamente, il valore preciso di questa probabilità dipende dalla modellizzazione nella generazione degli scenari: se si usa un processo lognormale, una distribuzione normale troncata dei rendimenti, o si aggiungono shock specifici, la stima cambia. Tuttavia, concettualmente questo scenario formale cattura bene situazioni sfavorevoli per il lavoratore.

La differenza tra i due scenari, come già sottolineato nell’intervento precedente, non riguarda solo il rendimento medio atteso, ma soprattutto la combinazione tra rendimento, volatilità e tempo disponibile prima dello switch. Per questo motivo, una corretta informazione finanziaria dovrebbe chiarire che il vero confronto è tra due profili diversi: da un lato la rivalutazione legale del TFR in azienda, dall’altro un investimento previdenziale potenzialmente più redditizio ma non garantito e soggetto a oscillazioni potenzialmente anche rilevanti.


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