Da quanto si apprende dalla stampa, sarebbe in corso di approvazione una modifica delle regole della par condicio in campagna elettorale. Nel conteggio dei minuti di comunicazione dedicati a ciascuna parte politica diventerebbe da escludere la comunicazione effettuata dal Governo. Il Governo sarebbe da considerare una parte istituzionale.
Sempre da quanto si apprende dalla stampa, sarebbe anche allo studio una riforma dell’assetto istituzionale tesa a far eleggere il Presidente del Consiglio dai cittadini, con il vincolo che le sue dimissioni comportino lo scioglimento del Parlamento (cd: simul stabunt, simul cadent). In questo modo la parte politica che non abbia ottenuto la maggioranza dei voti non potrebbe accordarsi in Parlamento per partecipare alla formazione di un Governo. Il Governo sarebbe da considerare una parte politica.
Sappiamo bene, dagli insegnamenti di Arthur Schopenhauer, che l’essere umano può sostenere qualsiasi cosa; e sappiamo, dal sarcasmo di Oscar Wilde, che la coerenza nella vita intellettuale è un’ammissione di sconfitta. Dal silenzio della stampa e dall’assenza di un dibattito culturale su questi aspetti ora sappiamo pure che l’attualità è segnata da una lotta fra interessi politici senza infingimenti di coerenza.
In effetti potrebbe però essere questo limite ad affossare la riforma del premierato, perché… se poi vincono gli altri?
