La legge di bilancio e l’elettorato del Governo


Con l’approvazione definitiva della Legge di bilancio possiamo tirare le somme sulla popolazione di riferimento di questo Governo.

I provvedimenti economicamente più significativi riguardano l’introduzione di un credito d’imposta del 30% sull’incremento del costo energetico per le attività con impianti pari ad almeno 4,5 Kw di potenza; la riduzione del carico fiscale per i lavoratori autonomi – la cui evasione complessiva è pari a due terzi delle imposte dovute -; l’aumento della soglia per l’utilizzo del contante a 5.000 euro; l’ampliamento della possibilità di ricorrere ai voucher per il lavoro occasionale, anche in agricoltura.

Sono tutti provvedimenti che favoriscono i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori. In Italia sono circa 5 milioni di persone e quindi una minoranza. Il consenso del Governo è tuttavia superiore perché, evidentemente, anche altri soggetti, pur non facendo parte di questa categoria, non si sentono danneggiati da tali provvedimenti e si sentono invece tutelati da altri provvedimenti, quali il decreto rave, il reintegro dei medici no vax, l’illusione di frenare l’immigrazione agendo sulle ONG, il voler legare i diritti civili alla identità sessuale.

Tutti questi soggetti, laddove non siano quindi lavoratori autonomi, possono essere studenti, pensionati o lavoratori dipendenti e disoccupati, per i quali conta evidentemente di più l’ideologia che la distribuzione del reddito a proprio favore. Questo è potuto accadere perché si tratta di soggetti conservatori, ossia soddisfatti della propria esistenza e benestanti, oppure poveri e sopraffatti dal timore di un peggioramento della propria condizione tanto da non sperare in un possibile miglioramento.

Nel complesso, la parte degli italiani che è sfiduciata o ripiegata su se stessa sostiene i provvedimenti economici a favore della minoranza che finge di non essere inserita in una società, e non versa quindi 2/3 delle imposte che dovrebbe versare, pur pretendendo per intero le cure mediche (per oltre l’80% a carico della fiscalità generale) e l’istruzione gratuita (oltre alla scuola, l’università statale copre con le rette circa il 10% dei propri costi).

Ovviamente, l’unica minoranza che guadagna da questi provvedimenti, proprio in virtù di quella evasione fiscale o dell’essere benestanti, potrà pagarsi scuole private, che però non sono necessariamente migliori di quelle pubbliche, e assicurazioni sanitarie, magari finendo in un vortice di eccesso di cure, causate proprio da quelle assicurazioni.

L’opposizione non può certo appellarsi a questi soggetti; tuttavia potrebbe appellarsi ai poveri e ripiegati su loro stessi, se solo cominciasse a interessarsi della loro condizione anche quando si trova al Governo, invece che solo quando non può farlo dai banchi dell’opposizione. Se la classe dirigente attuale non può aiutarli perché ha idee differenti, riteniamo dovrebbero essere proprio i poveri e coloro i quali ipotizzano ancora di poter migliorare la propria condizione, a iniziare a fare politica e a capire un po’ di economia.

In questo modo potrebbero forse rendersi conto che non c’è nessuna crisi, intesa come riduzione del PIL, ma una differente distribuzione del reddito; e che non c’è nessun innalzamento dell’inflazione, intesa come riduzione del potere d’acquisto della moneta, ma un aumento dei prezzi dei beni energetici e dei tassi di interesse, ribaltato sui loro consumi. Questo genera un trasferimento di ricchezza da loro stessi a coloro i quali possono aumentare i propri prezzi. Guarda caso, chi può aumentare i propri prezzi non sono i lavoratori dipendenti e i pensionati ma proprio gli imprenditori e i lavoratori autonomi.

Più che una particolare ideologia, questa maggioranza rappresenta quindi particolari classi sociali; sta ai partiti politici sviluppare una coscienza di questa situazione.


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