Povertà lavorativa e scelte politiche


Nei primi giorni di questo nuovo anno, si comincia a parlare della povertà lavorativa, ossia dei redditi bassi di coloro i quali già lavorano e non possono quindi migliorare la propria situazione.  Per molti politici e imprenditori intervistati sembra come una novità oppure una scoperta. Questa situazione è invece il risultato delle politiche attuate negli ultimi 40 anni, ossia da quando gli italiani decisero di abolire la scala mobile e perseguire una politica dei redditi tesa a ricostituire i margini di profitto, erosi dalle battaglie salariali degli anni 70. Questo è già sufficientemente noto e riportato in molti volumi di studiosi che hanno pubblicato su quel periodo storico, nel quale si sono decise le politiche che hanno portato a questo punto. Ora ci si può pure rammaricare di questa situazione ma, così come ci sono voluti decenni per creare la situazione attuale, l’eventuale inversione del percorso non potrà sortire effetti positivi se non in un arco di tempo di qualche decennio. Il punto politico rimane quindi sempre lo stesso: se ci si sorprende della situazione, o si è ignoranti o in mala fede. In entrambi i casi, coloro i quali hanno subito una riduzione del proprio reddito relativo non potranno sperare in un sostegno valido di queste persone. Per cercare di ridurre le disuguaglianze, chi vuole migliorare la propria situazione non deve però commettere l’errore, che purtroppo sembra configurarsi, di ritenersi fuori dalla società ma deve invece capire di essere il prodotto di scelte economiche sbagliate. Solo in questo modo potrà battersi coerentemente per un reddito adeguato e appropriarsi di un futuro che altrimenti nessuno gli regalerà.


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