Alcuni sostenitori del salario minimo a 9 Euro, affermano che l’aumento dei salari reali che esso potrà portare in alcuni settori economici, sarà anche bilanciato da un certo aumento dei prezzi dovuto all’incremento dei costi per le imprese, fra i quali si annovera ovviamente il salario.
L’aumento del salario comporta infatti anche una seguente riduzione del potere d’acquisto del salario, che sarà proporzionale alla quota del paniere di spesa di certi lavoratori, riferibile a quei prodotti i cui prezzi saranno aumentati. Pertanto, il salario minimo in euro che comporti un aumento del salario stesso, causa un aumento di alcuni prezzi e una redistribuzione dei redditi.
Mi sembra evidente che sarebbe necessario aprire una discussione su questi effetti possibili per decidere come e dove sarebbe meglio indirizzarli, piuttosto che sostenere un aumento del salario tramite un salario minimo in euro, cui non corrisponderà mai un potere d’acquisto accresciuto nella stessa misura e per una platea di lavoratori che non corrisponderà mai a quella destinataria del provvedimento del salario minimo.
Se non si accompagna questo provvedimento con una politica dei redditi decisa e strutturata democraticamente, la statuizione del salario minimo in euro, per una parte, non si può sapere a beneficio di chi andrà concretamente e, per l’altra parte, sarà contrastato da un corrispondente aumento dei prezzi.
