I dati economici godono di un certo grado di oggettività, dato dal loro rappresentare la vita economica condotta dalle persone. Il presentare dati economici gode invece di un certo grado di soggettività, dato dalla sintesi che spesso propongono e le diverse sfaccettature dei fenomeni che intendono evidenziare.
Per tali motivi, non è detto sia conveniente presentare dati economici positivi, anche se esistenti, senza far menzione di quelli negativi, altrettanto esistenti. L’ottimismo comunicato con i dati positivi potrebbe infatti scontrarsi, e perdere, nel confronto con la realtà dei dati negativi non comunicati, nel caso in cui i dati negativi costituiscano indicatori migliori della situazione e della tendenza economica.
Ad esempio: è più importante e rappresentativo della situazione economica, l’aumento del numero di lavoratori regolari oppure la diminuzione del reddito reale guadagnato dalla maggior parte dei lavoratori?
È più importante l’aumento del fatturato del turismo oppure che tale aumento è dovuto all’aumento dei prezzi con una diminuzione delle vendite?
Oppure: è più importante l’aumento dei turisti in Italia oppure che esso è dovuto a un aumento dei turisti stranieri che supera la diminuzione di quelli italiani?
Infine: è più importante l’aumento delle entrate tributarie oppure l’aumento del deficit pubblico perché le uscite sono aumentate di più delle entrate?
A nostro avviso, tali domande dovrebbero porsele coloro i quali puntano a migliorare le sorti della nostra economia e anche coloro i quali vorrebbero durare un po’ più a lungo come politici. Certamente, tutto questo non riguarda i politici interessati solo al proprio presente. Speriamo solo che la forza dei dati si faccia valere prima di un disastro economico più grande della crisi che stiamo per attraversare.
