La riduzione dei consumi che si sta realizzando è causata dall’aumento dei prezzi delle merci. Un errore sarebbe però ritenere che la riduzione dei consumi che è iniziata, possa portare a una riduzione dei prezzi. Questo accadrebbe in mercati concorrenziali ma non è detto che accada nei mercati di concorrenza imperfetta, come quelli nei quali siamo immersi. Tutto dipende dalla elasticità della domanda. Se la domanda è elastica, un certo aumento percentuale del prezzo riduce la domanda di una percentuale maggiore e quindi l’impresa guadagna meno di prima. Ma se la domanda è rigida, le imprese riescono a più che compensare la perdita dei ricavi proveniente dai clienti che non acquistano più, con i ricavi aggiuntivi provenienti da coloro i quali continuano ad acquistare.
Ovviamente, per una serie di prodotti la domanda può essere elastica; ma il problema molto serio è che per i beni di prima necessità, quelli che costituiscono la maggior parte della spesa di chi è meno ricco, è noto che la domanda è decisamente rigida. Questo significa che, al di là di qualsiasi chiacchiera, la realtà è segnata: una riduzione dei consumi e del reddito reale per la parte più povera della società, corrisponderà a un aumento dei redditi per la parte più ricca.
Questo è il motivo per cui, se le imprese hanno il potere di fare il prezzo ma i lavoratori non possono aumentare i loro salari, l’inflazione causa un aumento delle disuguaglianze e i cartelli al di fuori di certi negozi che “spiegano” perché siano costretti ad aumentare i prezzi, suonano come una beffa.
È bene specificare che, in un mercato così, a nulla servirebbe un aumento dei salari, perché le imprese farebbero seguito a questo aumento dei loro costi con un altro aumento dei prezzi. Ci siamo già passati durante gli anni Settanta del Novecento e ne siamo già usciti con un aumento delle disuguaglianze a partire degli anni Ottanta.
Per non entrare nuovamente in questa spirale, e soprattutto per non proseguire verso un aumento delle disuguaglianze, si può solo dirigere l’economia verso una adeguata programmazione dei redditi. Il problema che abbiamo di fronte, consta proprio nel comprendere, allora, che siamo in un mercato di questo genere, nel quale la libertà economica determina un aumento delle disuguaglianze. Abbiamo però sentito alcuni esponenti politici che si apprestano a guidare il nuovo Governo, affermare che si deve lasciare lavorare le imprese e che si deve fermare la speculazione in atto. In un mercato di concorrenza imperfetta e domanda rigida per i beni di largo consumo, queste due cose costituiscono però una contraddizione; purtroppo c’è ancora molta strada fare.
