Chi paga il costo della transizione energetica


La transizione ecologica nell’ambito energetico è necessaria dal punto di vista ambientale ma la sua realizzazione ha un grave costo economico e sociale che si è già iniziato a pagare. Spieghiamo perché.

Il modo di produzione della nostra epoca non prevede la possibilità di introdurre innovazioni tecnologiche se queste non sono convenienti dal punto di vista economico. Fino a quando una variazione della tecnologia impiegata per produrre fa aumentare i costi e ridurre i profitti, infatti, essa non è compatibile col nostro sistema economico. Questo è il motivo per cui il PNRR italiano destina circa 60 miliardi alla transizione ecologica: è necessario aumentare la produttività delle tecnologie verdi per renderle competitive rispetto a quelle inquinanti, perché ad oggi non lo sono. E questo è uno dei motivi per cui gli alti prezzi dell’energia, rispetto ai prezzi degli altri beni, perdureranno almeno per altri tre anni, ossia fino a quando la produzione di energia dal fotovoltaico e dall’eolico avrà una capacità produttiva installata tale da rendere profittevole un prezzo dell’energia, relativamente al prezzo degli altri beni di produzione e consumo, più basso di quello attuale.

Il costo marginale di produzione di energia da fonti rinnovabili, infatti, è molto basso; ma per ottenere una tale produzione si deve prima finanziare l’acquisto e installazione degli impianti. Fino a qualche mese fa, questo finanziamento è stato in gran parte a carico dello Stato, tramite detrazioni e agevolazioni, e in piccola parte a carico dei privati, che hanno pagato l’energia da fonti rinnovabili quanto l’energia prodotta con gas. Con questa crisi, però, i prezzi dell’energia sono aumentati di molto e i prezzi degli altri beni non possono aumentare quanto quelli dell’energia, perché un aumento dei salari non è rivendicato da nessuno e quindi si andrà invece incontro a una riduzione dei consumi, che frenerà ulteriori aumenti degli altri prezzi.

Il carico del finanziamento dell’energia pulita si è così già spostato su quella parte delle imprese che non può aumentare i prezzi di vendita, ma soprattutto sui lavoratori il cui reddito non è agganciato all’inflazione e che dovranno cambiare lavoro se l’impresa li licenzia per ristrutturare i costi. Questo carico rimarrà quindi per anni sui lavoratori, anche se, ovviamente, vi saranno interventi tampone da parte dello Stato per ridurre il peso a questa o quella categoria sociale. E’ infatti altamente probabile che gli interventi saranno realizzati solo per calmierare i problemi sociali e non certo per affrontare diversamente quelli economici. La transizione ecologica ha cioè un costo di transizione economica e riteniamo si sia già deciso, inconsapevolmente o meno, che a sopportarlo saranno i lavoratori meno tutelati.


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