La parola “dazi” evoca subito una situazione economica peggiore. Esattamente come la frase “stampare moneta” evoca l’inflazione. Molto spesso non ragioniamo ma reagiamo acriticamente e l’evocazione ne è un sintomo. Per superare questa reazione veloce, trascuriamo l’inflazione ma riflettiamo sui dazi. L’incremento dei dazi, secondo la teoria economica, riduce i livelli di attività, ossia la ricchezza prodotta, e per questo non è da sostenere. Le sue conseguenze, però, ci dice la stessa teoria economica, non sono già prestabilite. Due tipici effetti dei dazi, infatti, non permettono di escludere che gli USA potrebbero beneficiare dei dazi imposti sulle proprie importazioni.
Un primo effetto si attiva nell’economia reale e funziona in questo modo: un aumento dei dazi, fa aumentare i prezzi interni degli USA, ossia crea una temporanea inflazione. Questa produce un impoverimento netto dei lavoratori che abbiano necessità di quei beni, che avranno un prezzo superiore, e provoca un aumento dei ricavi per le aziende che venderanno quei prodotti. Proprio queste aziende, potrebbero essere spinte a reinvestire i guadagno aggiuntivi, ottenendo un miglioramento tecnologico e un incremento di produttività più duraturo, in grado di permettere una riduzione dei prezzi successivo, oltre a un miglioramento della competitività dei prodotti USA rispetto a quelli esteri.
Un secondo effetto si attiva sul piano finanziario. Un aumento dei dazi e dei prezzi sarebbe probabilmente contrastato mediante un aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale USA, la Federal Reserve. L’aumento dei tassi di interesse, da un lato deprimerebbe l’economia, ma dall’altro, attirerebbe capitali dall’estero, permettendo alle imprese USA che emettono titoli di acquisire masse di finanziamento superiori, disponendo così di capitali aggiuntivi, di nuovo, per investire e migliorare la produttività e la competitività dei propri prodotti.
Attenzione, quindi, a considerare i dazi come una follia per tutti; e attenzione a non soffrire di reazione invece che di ragionamento.
