L’inflazione è affrontata da almeno 40 anni come se fosse un problema monetario da risolvere con l’innalzamento dei saggi d’interesse, a patto che questi non superino il limite oltre il quale si innescherebbe una recessione. Lo storico dilemma di qualsiasi banca centrale è ritenuto tutto qua: qual è questo livello? Il tentennamento della BCE di queste settimane ci sta però evidenziando in merito due cose. Innanzitutto, i tassi di interesse si muovono nel mercato anche senza attendere il comando della BCE; in secondo luogo, se i tassi sono collegati a una recessione, evidentemente l’inflazione è collegata con il PIL e quindi con la politica fiscale. Il primo elemento ci dice che, se la politica monetaria è deficitaria, in quanto a capacità e velocità decisionale, il sistema economico tende a muoversi in maniera decentrata. Questo ci ricorda che in una economia di mercato i centri decisionali sono plurimi, perché non è che tutti attendono la BCE, ma anche che sono fra loro interdipendenti, perché i tassi sono tutti al rialzo. Il secondo elemento ci dice invece che l’inflazione ha una natura anche economica reale, in quanto il suo contrasto tramite i tassi di interesse serve da collegamento con il costo degli investimenti e le scelte di consumo. Se si agisce su queste ultime variabili, quindi, si possono modificare i prezzi e non solo. Il perdurare delle scarse indicazioni di politica monetaria, in combinazione col collegamento con l’economia reale, potrebbero quindi esitare in un riavvio delle azioni di politica economica che affrontino alla radice le questioni fondamentali. I consumi, gli investimenti, i prezzi sono variabili economiche che non sono solo influenzate dalla politica monetaria, quanto sono invece determinate dalla politica fiscale. L’occasione che l’indecisione della BCE sta dando all’economia è quindi importante: riprendere in mano le scelte in materia di politica dei redditi, del livello degli investimenti, dei settori nei quali investire, delle attività lavorative e dei redditi dei lavoratori, ben oltre i tentennamenti nei quali si attardano le istituzioni della politica monetaria. L’economia procede comunque e non attende una tecnica di politica monetaria; le scelte sulle variabili reali devono quindi essere politiche, e poi realizzate tramite tecniche appropriate.
