Nonostante le varie riforme delle pensioni, negli ultimi trent’anni, siano state varate per collegare la pensione ai contributi versati, le ipotesi di variazione dell’età pensionabile in circolazione in questi giorni indicano chiaramente che la spesa previdenziale fa parte della spesa pubblica e quindi che la pensione che prenderemo non potrà mai essere collegata automaticamente e solamente ai contributi versati.
Questo non è dovuto alla incapacità di chi ha predisposto la regole sulle pensioni, ma semplicemente al fatto che non è possibile costruire una pensione sulla base dei contributi versati.
Abbiamo cercato di chiarire questo aspetto in un articolo già sei anni fa (qui) ed il motivo continua a essere lo stesso: la spesa previdenziale è sempre collegata alla gestione dei contributi raccolti ogni anno e al pagamento delle pensioni correnti. C’è sempre, inoltre, un collegamento con l’andamento dell’economia, della produttività e dei redditi che modificano i contributi versati, nonché con le esigenze dovute all’invecchiamento della popolazione o alla sopravvivenza dei coniugi cui va garantita la pensione di reversibilità.
Sarebbe bene, prima o poi, che sparisse dal dibattito pubblico il riferimento delle pensioni ai contributi versati e si accettasse che la spesa previdenziale, al pari di tutte le altre voci di spesa pubblica, deve essere gestita tramite una programmazione condivisa delle risorse da destinarvi, perché non esiste nessun intervento economico o assicurativo che permetta una soluzione tecnica della questione.
Si tratta di versamenti previdenziali e spesa previdenziale da gestire e programmare, come bisognerebbe fare per ciascuna parte del sistema economico, pubblico e privato che sia.
