Affermare che l’occupazione si stimoli tramite un taglio del cuneo fiscale, vuol dire, se gli imprenditori sono razionali, che le imprese sarebbero in perdita qualora assumessero. La produzione aggiuntiva potrebbe essere cioè venduta solo a un prezzo minore rispetto al costo, compreso il costo del lavoro. Se questa è la situazione ipotizzata, dal punto di vista economico generale si commette però un errore ritenendo di poter stimolare l’assunzione mediante una riduzione del costo del lavoro.
In quanto le imprese sarebbero in perdita se assumessero, lo Stato dovrebbe, infatti, stimolare l’incremento di produttività finalizzato alla riduzione del costo di produzione. Riducendo il cuneo fiscale, invece, non si stimola un aumento della produttività ma si sostiene il livello attuale di produttività, che sarebbe in perdita, e in più si peggiorano i conti dello Stato. Per aumentare la produttività, al contrario, si dovrebbe ridurre il costo degli investimenti in grado di garantire un aumento della produttività; non il costo del lavoro. L’assunzione di lavoratori diventerebbe così la conseguenza delle aspettative di profitto dovute all’incremento della produttività e non la conseguenza dello spostamento di una parte del costo del lavoro sulle casse dello Stato. Un aumento della convenienza del fattore lavoro rispetto al fattore capitale, infatti, non modificherebbe i conti complessivi delle imprese e ridurrebbe la produttività del lavoro misurata oggi in termini di valore realizzato per unità di lavoro, peggiorando le prospettive dei salari che le imprese sarebbero disposte a erogare.
Si tratta quindi sicuramente di un errore e a nulla servirebbe ipotizzare di escludere dal beneficio della riduzione del cuneo fiscale le imprese che già lavorano in un’area di guadagno, perché esse sono la quasi totalità delle imprese. Così facendo, del resto, praticamente nessuna impresa godrebbe del beneficio e si riconoscerebbe che in realtà un alto costo del lavoro che limita le assunzioni non esiste. In ogni caso, l’errore di collegamento fra riduzione del cuneo fiscale e aumento dell’occupazione, purtroppo, non è risolvibile così facilmente, con l’aggravante che questo tipo di sostituzione contabile dei costi per le imprese incide sui conti dello Stato, come detto, ma quindi anche in prospettiva sull’imposizione fiscale a carico dei contribuenti.
