In Italia siamo tornati sopra ai livelli di PIL pre-pandemia, in termini reali, con una occupazione più alta e una disoccupazione più bassa.
Tali livelli coesistono, però, con una spesa pubblica più alta di circa 150 miliardi l’anno, a fronte di entrate aumentate solo di 40 miliardi. Questo ha portato alla situazione attuale con circa 70 miliardi l’anno di deficit primario (spesa al netto degli interessi passivi sul debito pubblico) che diventano 150, appunto, se consideriamo anche circa 80 miliardi l’anno di interessi passivi sul debito pubblico (che erano circa 60 prima del rialzo dei tassi stabiliti dalla BCE).
Il deficit complessivo annuo è pertanto passato dall’1,5% del PIL a circa l’8%.
La ripresa dell’economia è stata quindi sorretta da una spesa pubblica in deficit e incrementata di 150 miliardi (per avere un’idea, più o meno pari a tutta la spesa sanitaria in Italia, compresi ospedali, stipendi dei medici, degli infermieri, ecc.) che ovviamente si è resa necessaria proprio per salvaguardare la struttura economica dalle decisioni di breve periodo degli imprenditori guidati dalle aspettative di profitto.
Ad oggi, il risultato è che non possiamo attenderci, per i prossimi mesi, che la situazione rimanga così; il Governo dovrà necessariamente intervenire per rimettere in sesto i conti pubblici, volenti o nolenti, perché non ha un riferimento scientifico diverso rispetto a quello dell’Unione Europea, per illustrare un percorso di miglioramento delle finanze pubbliche che non sia quello di ridurre la spesa pubblica, ossia i servizi pubblici.
Dover ripagare i debiti e fare riferimento all’economia di mercato implica che il Governo riterrà necessario stroncare i servizi pubblici, i cui primi beneficiari sono i meno abbienti, e dare la colpa a chi ha creato questo deficit, ossia i governi precedenti; salvo che, ovviamente, se le forze politiche al Governo durante la pendemia non avessero aumentato la spesa pubblica per salvare gli italiani dal disastro di uno stop produttivo privato, la situazione sarebbe stata oggettivamente più drammatica e si sarebbe gridato al disastro per mancato intervento del Governo.
Per riassumere brevemente: i dati sull’economia complessiva ci dicono che il Governo provvederà a ridurre drasticamente i servizi pubblici e darà la colpa ai Governi precedenti e all’UE, invece di ammettere i propri limiti scientifici e di politica economica. La solita storia italiana degli ultimi trent’anni.
