Mutui più lunghi per corde più strette


All’assemblea dell’ABI del 5 luglio 2023 è stata avanzata una richiesta di allungamento della durata dei mutui a tasso variabile. La ragione evidente consiste nella riduzione della rata di rimborso che il mutuatario dovrebbe sostenere, permettendogli quindi una maggiore serenità; tuttavia questa serenità sarebbe un inganno.

Il motivo è presto detto. Basta mettere alcuni numeri dentro un foglio di calcolo, per verificare che se si prendono a prestito, ad esempio, 100.000 euro al 4% per 20 anni, è vero che la rata da rimborsare è pari a Euro 602 contro una rata inferiore, e pari a Euro 524, nel caso dello stesso ammontare mutuato, allo stesso tasso, ma per 25 anni. Peccato che la somma complessiva degli interessi passivi da corrispondere per l’intero periodo aumenta da Euro 44.533 a Euro 57.169, con un incremento del 28%.

Anche senza fare questi calcoli, che però sono fatti da un semplice computer, già la storia ci aveva comunque insegnato che l’indebitamento a tassi favorevoli contratto da molti Paesi dell’America Latina, nel corso degli anni 70 del Novecento, ha portato quelle economie a dipendere dai Paesi che gli hanno prestato i soldi. Oppure, per stare più vicino a noi e alle credulonerie espresse da taluni politici, è bene ricordare che molti hanno paura che l’Italia possa finire per farsi prestare i soldi dal Fondo Monetario Internazionale; e non solo perché per ottenere un prestito l’Italia dovrebbe ridurre la spesa pubblica ma anche perché si sa che, se ci si fanno prestare dei soldi, li si deve restituire, anche se il creditore non è necessariamente uno strozzino.


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