Ci risiamo. Come avevamo scritto alcuni mesi fa, la Commissione europea sta mettendo a punto le nuove regole per la stabilità finanziaria dei conti pubblici dei vari stati europei.
Queste regole sono ormai stabilite, almeno a grandi linee: ogni anno che uno Stato ha un deficit superiore al 3% del PIL, e considerando ovvio che per molti decenni l’Italia avrà un debito pubblico superiore al 60% del PIL, dovrà ridurre la spesa netta almeno dello 0,5% del PIL. La spesa netta non è la spesa primaria netta, che è quella al netto degli interessi, perché si devono fare degli aggiustamenti sui quali i governi lavoreranno assieme alla Commissione, nei prossimi mesi, per stabilirne esattamente il perimetro.
In ogni caso, per chiarire un po’ di numeri, l’Italia ha un PIL (2022) di circa 2.000 miliardi di euro e una spesa primaria netta in deficit per circa 70 miliardi (3,7% del PIL). Ha quindi interessi passivi sul debito pubblico per circa 80 miliardi (4,4% del PIL) e pertanto un deficit complessivo di circa 150 miliardi (8% del PIL).
Con questi numeri, è chiaro che nei prossimi anni l’Italia non potrà che avere un deficit superiore al 3%, perché per averlo inferiore dovrebbe ridurre il deficit stesso di almeno 90 miliardi (ai dati attuali), causando un disastro sociale immediato (se pensate che la spesa sanitaria 2022, ad esempio, è stata pari a circa 124 miliardi).
Ecco quindi che l’Italia dovrà ridurre la propria spesa netta, ogni anno, di circa 10 miliardi (0,5% di 2.000), pena l’avvio di procedure di infrazione che causerebbero costi superiori.
Chiariamo bene: il numero che deve ridursi non è la spesa pubblica bensì la spesa netta; ossia: la differenza fra entrate e uscite. Quindi, è proprio chiaramente scritto che, mentre la spesa per consumi aumenta a causa dell’inflazione, a fronte di una diminuzione delle quantità acquistate e del tasso di risparmio, gli interessi corrisposti ai sottoscrittori dei titoli di stato italiani sono aumentati di circa 20 miliardi nel corso del 2022, e l’Italia deve iniziare da subito a fare nuovamente austerità, per almeno 10 miliardi l’anno!
