Le notizie economiche riportano un riorientamento della produzione cinese verso le esportazioni di beni a basso prezzo di vendita; principalmente nel settore tessile. Tale strategia è temuta dai produttori italiani e francesi, per gli effetti sui consumatori che potrebbero preferire quei prodotti.
Una economia nazionale non dovrebbe però temere questo riorientamento che, se ben affrontato, potrebbe anzi costituire un boomerang per quel sistema produttivo e un buon viatico per lo sviluppo italiano e francese. Vediamo perché.
Non sarebbe la prima volta nella storia che il successo sui mercati di proprie produzioni paradossalmente fossilizzi la struttura economica di una nazione, in quei settori a basso prezzo, quindi basso costo e ridotto valore aggiunto, che ritiene erroneamente di sfruttare per crescere economicamente. Dedicarsi a una produzione profittevole induce infatti anche una limitazione nelle innovazioni.
Accettare gli scambi di queste produzioni piuttosto che limitarne l’accesso, permetterebbe infatti all’Italia di non competere al ribasso sugli stessi prodotti e optare per un riorientamento della produzione verso altre sfere, impiegando i lavoratori liberati dal vincolo di una concorrenza al ribasso con quelle produzioni.
Per far questo si dovrebbe coordinare la trasformazione delle produzioni e sostenere il passaggio dei lavoratori verso altri settori innovativi da individuare e scegliere. Ma c’è l’imbarazzo della scelta, fra nuove tecnologie, settori ecologici e di economia circolare, economia sanitaria; si potrebbe così permettere di sfruttare il maggior valore aggiunto atteso dalle nuove produzioni anticipandone l’avvio mediante un finanziamento pubblico che sarebbe ripagato dalle entrate fiscali su quel valore aggiunto.
Al contempo, si eviterebbe di rimanere inchiodati in una economia con produzioni standard e a basso valore aggiunto, come rischia di fare proprio la produzione cinese, con la quale non si dovrebbe quindi competere.
È una opportunità che si può ben cogliere perché la crescita economica è sempre correlata a uno sviluppo, ossia alle trasformazioni del sistema collegate a un certo dinamismo dei bisogni da soddisfare. È una opportunità che l’Italia ha già colto in passato e recentemente tramite l’economia circolare e nella produzione di energia pulita, nelle quali siamo a buoni livelli rispetto ad altri Paesi.
L’opportunità c’è; ci deve essere anche la politica economica che la sappia cogliere battendo un colpo.
