Il PIL italiano è maggiore di quello UK; nella speranza del PNRR


Questo mese la Banca Mondiale ha pubblicato un documento che indica che il prodotto interno lordo dell’Italia è superiore a quello britannico. I dati valgono sia in termini pro-capite che in termini di prodotto per occupato, e a parità di potere d’acquisto.

Alcuni commentatori perdono tempo ponendo questioni irrilevanti, relative alla differenza della struttura per età della popolazione dei due Stati, o altre piccole differenze, che però non spiegano affatto la questione e non cambiano le sue risultanze. Se si vuole fare un buon utilizzo di questi dati, si deve indicare come si sia arrivati a questa situazione e soprattutto come si stima che potranno evolvere queste grandezze.

Un punto ci sembra quindi rilevante: è necessario aver presente che l’Italia sta godendo dell’impiego dei fondi PNRR che pesano circa per il 2% del PIL ogni anno. Questo significa che negli ultimi anni, e almeno fino al prossimo, la grandezza del flusso dei beni e servizi prodotti in Italia è maggiore per un importo corrispondente a questa percentuale, per effetto di fondi aggiuntivi che provengono da decisioni “esterne” al sistema e che hanno decretato un impegno di spesa da parte delle istituzioni pubbliche.

È bene quindi ricordare che tale spesa cesserà nel corso del prossimo anno e che i suoi effetti futuri dipendono dal fatto se si sarà innescato o meno l’effetto duraturo sui redditi, che per ora può essere, appunto, solo stimato.

Come noto, dal punto di vista contabile, una spesa pubblica ingenera una produzione di beni e servizi realizzati per soddisfarla che entra nel calcolo del PIL per la parte che il sistema di contabilità nazionale ritiene di considerare. Dal punto di vista economico, però, se questa spesa induce l’avvio di una spesa che continuerà anche una volta cessata la spesa pubblica, si sarà realizzato un effetto moltiplicativo; se, invece, la spesa non continuerà ad essere effettuata mediante una produzione privata che continuerà quella inziale dovuta al PNRR, allora il PIL non rimarrà a quei livelli e retrocederà ai livelli garantiti senza quella spesa pubblica.

Il vero dubbio, quindi, è se la spesa del PNRR sia stata indirizzata verso attività che non si riusciva ad avviare ma di cui c’era nella società un bisogno inespresso – che ora si potrebbe quindj esprimere e mantenere nel tempo – oppure se sia stata una spesa non in grado di far emergere dei bisogni latenti e in grado di far progredire stabilmente i bisogni sociali degli italiani.

Non si tratta, quindi, di valutare se la spesa del PNRR di oggi soddisfi o meno dei bisogni e sia quindi utile o meno. Anche ipotizzando che sia tutta spesa utile, la questione centrale è relativa al fatto se essa sia stata indirizzata a “slatentizzare” bisogni degli italiani, che poi continueranno ad essere espressi e soddisfatti, oppure no.

Una cosa è certa: manca poco alla conclusione della spesa del PNRR e il picco del PIL si raggiungerà nel corso del 2026. Nella seconda metà del prossimo anno, quindi, il dato da monitorare sarà quello degli Investimenti privati delle imprese. Se essi indicheranno una certa crescita, si potrà ipotizzare che le imprese avranno stimato una certa stabilità della crescita dei bisogni realizzata tramite il PNRR; se, invece, le imprese non avranno proceduto a incrementare i propri investimenti, il PNRR sarà stata una parentesi temporanea, generativa di più PIL e occupazione, senza un reale incremento dei redditi e del PIL, ma solo del Debito pubblico che dovrà ripagare una parte di quei fondi; quella che non era a fondo perduto.

Sarebbe bello se fra due anni si avesse l’onestà intellettuale di procedere a una nuova divulgazione del confronto fra il PIL pro-capite, per occupato, a parità di potere d’acquisto, fra l’Italia e la Gran Bretagna; magari allargando lo sguardo anche ad altri Paesi europei e ai dati relativi alla distribuzione dei redditi di ciascuno di tali Paesi.

Si potrebbe così saggiare se i nuovi dati indicheranno un ritorno a dimensioni ridotte del PIL italiano e del mercato del lavoro, valutando le eventuali ragioni del mancato sviluppo indotto dal PNRR; oppure se i maggiori investimenti delle imprese potranno indurre a constatare che lo sviluppo sarà stato un mero prodotto temporaneo del PNRR. In questo caso testimoniando la sola capacità delle imprese di adeguarsi a uno sviluppo, senza la capacità di anticiparlo, indurlo, promuoverlo.


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